Selezione

La selezione del cavallo Bardigiano è stata avviata nel 1977 con l’istituzione del Libro Genealogico nazionale, indirizzato al miglioramento morfologico e funzionale-attitudinale della razza allo scopo di favorirne la sua valorizzazione economica e la sua diffusione oltre i confini dell’area di origine.

Le tappe più significative di questo processo di selezione sono state realizzate attraverso:

  1. le valutazioni morfologiche tradizionali;
  2. l’introduzione delle valutazioni morfologico-lineari;
  3. l’eleborazione degli indici di valore genetico;
  4. la realizzazione delle prove attitudinali per stalloni e fattrici.

All’inizio di questo lungo percorso le attitudini del cavallo Bardigiano erano indicate come “tiro” e “soma”. Ora, dopo una più precisa definizione degli obiettivi di selezione rivolti alla produzione di cavalli più versatili e più facilmente utilizzabili nell’equitazione per il tempo libero, le attitudini del Bardigiano sono indirizzate al “tiro leggero” e alla “sella”.

E’ opportuno sottolineare che questo processo di miglioramento genetico, morfologico e attitudinale è stato realizzato con grande attenzione e tutto all’interno delle caratteristiche di tipicità della razza.

La scelta dei riproduttori

La selezione dei riproduttori, stalloni e fattrici, è attività fondamentale di ogni libro genealogico per consolidare e sviluppare il miglioramento delle produzioni. Essa presuppone l’individuazione delle caratteristiche morfologiche e funzionali legate alla tipicità della razza ma considerate in una prospettiva evolutiva.

Per i riproduttori appartenenti alle razze equine da competizione, principalmente cavallo trottatore, galoppatore e saltatore, la selezione va effettuata in funzione delle prestazioni individuali realizzate in gara (carriera agonistica). I risultati conseguiti possono anche essere utilizzati per la costruzione di indici genetici basati sul “valore sportivo” dei riproduttori, utili per la programmazione degli accoppiamenti, unitamente ad altre valutazioni.

Per i riproduttori delle altre razze, cavalli da impiego sportivo non competitivo e per il tempo libero, la selezione va fatta secondo criteri di valutazione morfologica, morfologico-lineare e di valore genetico (indici genetici), avendo presente che esiste una precisa relazione tra la morfologia di un cavallo e sue determinate attitudini e, più in generale, esiste una relazione tendenziale tra il complesso delle caratteristiche manifeste (fenotipo) ed il patrimonio genetico ereditario (genotipo): questa relazione costituisce il fondamento teorico della selezione. Si può quindi affermare che il processo di miglioramento attitudinale di una razza è conseguente e strettamente connesso al miglioramento morfologico e funzionale della stessa.

Le caratteristiche morfologiche

La morfologia intesa come studio del modello, cioè delle caratteristiche complessive, ha lo scopo di valutare la conformazione esteriore del cavallo ed in particolare di esprimere:

  1. una descrizione morfologica obiettiva delle diverse parti o regioni anatomiche;
  2. una valutazione morfologica in cui ogni parte è considerata in funzione di una precisa finalità d’impiego o di un determinato obiettivo produttivo.

Pertanto la bellezza morfologica di un soggetto è legata al concetto di utilità e di adattamento dello stesso ad una determinata attività o funzione o lavoro richiesti.

Per realizzare una valutazione morfologica più completa è necessario esaminare anche lo stato fisiologico e funzionale di un soggetto, quindi la sua condizione generale.

Valutazioni morfologiche e misurazioni

Le valutazioni morfologiche e morfologico-lineari, anche se vengono effettuate da tecnici esperti di consolidata esperienza, si basano essenzialmente su percezioni soggettive le quali, per dare maggiore solidità all’atto valutativo, possono essere supportate da misurazioni e rilevamenti oggettivi che si possono così sintetizzare:

  • misurazioni biometriche: altezza al garrese; altezza alla groppa; diametro anteriore come larghezza alle spalle; diametro posteriore come larghezza alle anche; profondità del petto e vuoto sottosternale; perimetro toracico (all’espirazione); perimetro longitudinale; lunghezza del tronco; perimetro dello stinco; diametro dello stinco; perimetro del ginocchio; perimetro del garretto; orientamento dei raggi articolari posteriori visualizzati in particolare dall’angolo della groppa con il piano orizzontale (cintura pelvica); orientamento dei raggi articolari anteriori resi in particolare dall’inclinazione della spalla con il piano orizzontale (cintura scapolare).

    Queste misurazioni possono essere di grande aiuto per valutare più precisamente:
    • lo sviluppo generale: taglia, compattezza e lunghezza del corpo;
    • la robustezza dello scheletro: perimetro e diametro dello stinco, perimetro del ginocchio, spessore del garretto.
  • rapporti per studiare le proporzioni del cavallo:
    • rapporto tra altezza al garrese/altezza alla groppa, per stabilire se il cavallo è più basso davanti o più basso dietro;
    • rapporto tra lunghezza totale del corpo/altezza al garrese, per stabilire se un cavallo è lungo o corto;
    • rapporto tra altezza del petto/vuoto sottosternale, per riconoscere un cavallo atterrato da uno alto in gambe.

Su questi rilevamenti obiettivi si possono costruire indici di costituzione, di massa o corporali che mettono in rapporto misurazioni di volume del corpo con l’altezza e la lunghezza dello stesso.

Le andature

La valutazione delle andature è aspetto morfologico di particolare importanza per la individuazione delle potenzialità attitudinali di un cavallo.

Ogni tipo di andatura richiede la valutazione di diversi fattori.

IL PASSO – il buon passo richiede:

  • l’impegno del treno posteriore: l’impronta del piede posteriore deve sopravanzare quella del piede anteriore, sia al passo che al trotto;
  • il movimento bilanciato della coda;
  • un gesto ampio dell’avambraccio e della gamba.

Sono da considerarsi aspetti negativi: un passo precipitato, saltellante, che assomiglia all’ambio, con orme tracciate su linee ravvicinate o, al contrario, su linee troppo distanti, con rigidità agli anteriori, con ginocchia aperte, con garretti falciati o a gomito, con garretti troppo arretrati, con garretti portati alti che arpeggiano, con pastorali troppo corti o troppo lunghi o cedevoli, con andatura raccorciata e con scarsa spinta posteriore.

IL TROTTO – il buon trotto comporta:

  • la giusta ampiezza e la simmetria perfetta del gesto degli arti (bipede diagonale alternato);
  • una buona sospensione ad ogni falcata;
  • un buon sostegno del dorso e un buon impegno dei posteriori.

Sono da ritenersi aspetti negativi: il trotto radente il terreno o rampante (rilevato), il trotto limitato quando il cavallo prende poco terreno, sgambetta o fa la calza, quando trotta rotondo, di ginocchia o zappa e quando steppa con gli anteriori. Talvolta il cavallo al trotto si culla nel posteriore oppure sbiliarda, dondola e ondeggia lateralmente nell’anteriore, oppure falcia.

IL GALOPPO – il buon galoppo si basa su:

  • un equilibrio naturale ad ogni falcata con un buon impegno dell’arto sotto il cavallo;
  • un buon sostegno ed un buon basculamento del dorso;
  • una buona agilità, scioltezza ed estensione; il cavallo deve distendersi prendendo il terreno lontano e davanti a se stesso.

Sono aspetti negativi: il cavallo che galoppa sulle spalle per mancanza di equilibrio, s’interra, lascia i posteriori a rimorchio dietro di sé; il cavallo che galoppa con azione corta e con gli anteriori rigidi, guadagnando poco terreno, oppure galoppa di ginocchia, galoppa alto, arrotonda, zappa e gratta sotto di sé.

Anche la valutazione delle andature può essere supportata da rilevamenti obiettivi realizzati attraverso riprese video, molto utili principalmente per misurare l’ampiezza, l’estensione e la regolarità del movimento. Questi rilevamenti di solito vengono realizzati nell’ambito delle prove attitudinali organizzate dai libri genealogici per la selezione dei migliori riproduttori.

Le attitudini

Tutti gli studi e le analisi finora realizzati per definire la relazione tra morfologia e determinate attitudini del cavallo consentono di affermare che la maggior parte delle variabili morfologiche sono ereditabili, dunque modificabili con relativa facilità attraverso l’attività di selezione. Va in particolare evidenziato che i caratteri quantitativi, cioè misurabili, sono determinati da sistemi poligenici i cui effetti per il 50% vengono trasmessi dai genitori ai discendenti. Ciò risulta di grande importanza per la scelta dei riproduttori nella misura in cui certe caratteristiche morfologiche sono geneticamente associate alle attitudini ricercate.

Dagli studi sopramenzionati scaturiscono i principali fattori morfologici e anatomici che caratterizzano le singole attitudini del cavallo.

L'ATTITUDINE AL TIRO è influenzata principalmente da quattro fattori di valutazione che sono:

  • sviluppo generale;
  • vitalità e temperamento;
  • qualità della struttura scheletrica e muscolare;
  • qualità degli arti e delle articolazioni.

L’attitudine al tiro può intendersi come tiro pesante, da lavoro, oppure come tiro leggero, da attacco a redini lunghe.

Il fattore sviluppo generale allora assumerà grande importanza per il tiro pesante, mentre sarà meno importante per il tiro leggero, fermo restando il ruolo degli altri fattori sia nel tiro leggero che nel tiro pesante.

L'ATTITUDINE A IMPIEGHI SPORTIVI: sia quello da destinare alle competizioni (corse al trotto e al galoppo, salto ostacoli, ecc.), sia quello da destinare all’equitazione da tempo libero o da scuola, è influenzata principalmente da cinque fattori morfologici che sono:

  • la taglia;
  • la compatezza;
  • l’orientamento dei raggi articolari posteriori;
  • la morfologia e la disposizione della groppa;
  • l’orientamento dei raggi articolari anteriori.
  • La taglia viene espressa dall’altezza al garrese e alla groppa, dalla lunghezza e dal volume del tronco.

Una grande taglia è richiesta per i cavalli da salto ed è condizione necessaria per realizzare grandi misure sugli ostacoli. Va però rilevato che anche i piccoli cavalli possono esprimere una grande attitudine al salto, trovando un’unica limitazione nella loro taglia ridotta.

Per le altre attitudini la taglia può assumere gradazioni diverse senza costituire limitazione alle performances sportive.

  • La compatezza va riferita al grado di armonia e alle proporzioni tra le diverse parti del cavallo, si calcola rapportando la larghezza e lo spessore dello scheletro all’altezza del petto e del vuoto sottosternale. Questo fattore esprime il valore atletico del cavallo, più precisamente il potenziale di sviluppo della struttura muscolare e scheletrica indispensabile alla propulsione nello spazio, in alto e in avanti, di un corpo che pesa svariati quintali.
  • L’orientamento dei raggi articolari posteriori è molto importante per una buona attitudine negli impieghi sportivi. Nei buoni cavalli l’angolo dell’ilio con il piano orizzontale tende ad essere aperto, ciò determina di conseguenza che l’angolo del femore con il piano orizzontale tende a chiudersi.
  • La morfologia e la disposizione della groppa sono fattori fondamentali per individuare un buon cavallo saltatore o un buon galoppatore. La giusta costruzione della groppa, la sua inclinazione, la sua ampiezza, la larghezza della cintura pelvica, la lunghezza e l’orientamento dei segmenti ossei favoriscono il bilanciamento dell’articolazione coxofemorale e l’impegno naturale del cavallo nell’impiego sportivo.
  • L’orientamento del raggi articolari anteriori è, al pari dei posteriori, di grande importanza per prevedere le potenzialità del cavallo atleta. Sono fattori positivi la lunghezza e l’inclinazione della scapola. I buoni saltatori in particolare hanno la scapola più inclinata e più lunga rispetto agli altri nei quali si presenta più dritta e più corta. La stessa considerazione va riferita all’omero e alla sua inclinazione rispetto al piano orizzontale; anche la sua lunghezza rappresenta elemento positivo della valutazione. E’ stato accertato che, nei buoni cavalli, esiste una relativa costanza dell’angolo scapolo-omerale, in essi però si preferisce un angolo chiuso perché questa conformazione favorisce il passaggio sull’ostacolo.

I fattori morfologici sopraesaminati sono certamente da considerarsi di grande inportanza, ma va ricordato che anche molte altre sono le variabili ed i parametri morfologici che intervengono nella individuazione delle attitudini.

L’attitudine alla corsa, evidenziata dai risultati in corsa, risulta correlata con la misurazione di alcuni precisi parametri.

Per il galoppo essi sono: la larghezza alle spalle; l’altezza al garrese; l’altezza del petto; la lunghezza del corpo dalla punta della spalla alla punta della natica; il perimetro dello stinco. Il modello del galoppatore è quello di un cavallo di taglia medio-grande, dal petto profondo, sufficientemente compatto, con arti robusti e solidi. I cavalli da impiegare sulle distanze brevi, da velocità, saranno di conformazione più compatta rispetto a quelli da destinare alle distanze medio-lunghe, da fondo, che potranno risultare di maggiore lunghezza.

Per il trotto sono: l’altezza al garrese; l’altezza alla groppa; il perimetro del torace. Il modello del trottatore è caratterizzato da una taglia medio-ridotta e da una notevole compatezza.

L’attitudine al salto ostacoli, dimostrata da performances in gara, è correlata con la misurazione dei seguenti parametri: larghezza alle spalle; lunghezza degli arti anteriori; altezza al garrese; larghezza alle anche; rapporto tra altezza alla groppa e al garrese; rapporto tra lunghezza totale e altezza al garrese. I migliori cavalli da salto ostacoli sono di grande taglia e di grande statura; con una groppa larga, lunga e giustamente inclinata; di modello tendenzialmente compatto.

Conclusioni

Queste note sintetiche su importanti aspetti tecnici della selezione e delle valutazioni morfologiche e funzionali sono rivolte, in particolare, agli esperti e agli allevatori ma anche a tutti gli operatori che nell’ambito del Libro Genealogico del cavallo bardigiano lavorano per il miglioramento della razza.

E’ utile ribadire ed evidenziare che il miglioramento delle caratteristiche morfologiche e funzionali rappresenta la premessa e la condizione necessaria per realizzare il miglioramento e la valorizzazione delle attitudini della razza. Questo è un obiettivo da perseguire per rendere i cavalli bardigiani più idonei agli impieghi richiesti dal mercato.

Il processo di miglioramento, portato avanti nell’ultimo decennio in particolare, è da considerarsi molto positivo. Il “Bardigiano” di 20 anni fa ora è divenuto un “Bardigiano migliorato”. Non esistono razze immutabili. Tutta l’attività allevatoria è proiettata verso il miglioramento attitudinale, in una prospettiva dinamica che tuttavia mira costantemente a salvaguardare le caratteristiche tipiche della razza.

Il Bardigiano è da considerarsi un cavallo dotato di un notevole equilibrio naturale; ha buone caratteristiche morfologiche e funzionali per l’impiego nel tiro leggero, con andature al trotto molto regolari; ma anche negli impieghi a sella ha dimostrato notevoli potenzialità, per l’equitazione da scuola, da campagna e per il tempo libero.

E’ un cavallo di struttura scheletrica e muscolare solida e ben proporzionata.

Ora la selezione del cavallo Bardigiano deve consolidare gli indirizzi produttivi adottati per valorizzare ulteriormente le attitudini e le caratteristiche della razza che già ora lo collocano tra le produzioni equine più pregiate dell’allevamento nazionale.

Ciò è dimostrato dall’apprezzamento generale che gli operatori ippici riservano al Bardigiano in occasione delle più importanti manifestazioni fieristiche di settore alle quali è presente il Bardigiano: in Italia (Bardi, Verona, Roma, etc.) e all’estero (Germania, Svizzera, Francia, Ungheria, etc.).

Dr. Sandro Spada